Inclusione a scuola è anche questione di parole. Non c’è l’alunno “diversamente abile”, ma “con disabilità

Il Professor Luigi D’Alonzo (Ordinario di Pedagogia Speciale presso l’Università Cattolica di Milano e Presidente della SiPeS) ha posto l’accento sul concetto di disabilità e di come a l’uso inappropriato di alcuni termini possa ledere la dignità umana, facendo riferimento ad alcuni principi della Convenzione dell’ONU del 2006 in tema di disabilità:

In questi anni abbiamo capito molte cose ed in particolare si è intuito come il rispetto della dignità della persona sia un prerequisito indispensabile per poter agire e favorire processi educativi e didattici per ogni allievo presente a scuola. La dignità della persona si promuove, però, anche attraverso il corretto utilizzo delle parole. In alcuni territori scolastici della Regione Lombardia per riferirsi agli allievi con disabilità si utilizza spesso il termine DVA (diversamente abile), una sigla che a mio avviso è molto lontana da quella cultura inclusiva di cui tutti dovremmo essere orgogliosi. L’uso di questo termine, oltre a non essere rispettoso della dignità delle persone, risulta improprio. Le persone con disabilità sono diverse e hanno abilità differenti come tutti; sono uomini e donne, ragazze e ragazzi, bambini e bambine che hanno dei deficit più o meno gravi più o più meno evidenti. L’allievo con disabilità, come recita la convenzione ONU, è persona con disabilità “.

 

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