101 099       Davvero il mondo dovrebbe essere al plurale, come quello che i bambini della 5^ A e 5^ B con le loro insegnanti, hanno vissuto presso la Casa della Carità di Manfredonia.

Mercoledì siamo stati invitati da due bambini profughi che frequentano le nostre classi, a recarci alla Casa della Carità, la loro casa. Con grande gioia abbiamo accettato l’invito e a metà mattinata eravamo lì.

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Accolti da tutta la comunità della Casa, giovani e adulti in prevalenza araba e dagli educatori, abbiamo condiviso un momento di preghiera comune che ha toccato i cuori di tutti.093092

Mano nella mano, abbiamo pregato in silenzio e in ascolto dell’altro, ciascuno secondo la propria fede: un Padre Nostro per i bambini cattolici, una preghiera  recitata da una bambina indiana, una preghiera dei bambini di fede mussulmana e infine il canto accorato di un ragazzo arabo osservante. Ognuno al suo Dio, ma in fondo al Dio di tutti che tutti ama nonostante le diversità culturali, linguistiche, religiose.

E la preghiera è arrivata nei nostri cuori con dolcezza; nonostante gli uni non capissero quella degli altri, tutti hanno avvertito che in quel momento l’Amore era tra noi. Lo si poteva “toccare” negli sguardi attenti dei bambini e degli adulti, nel loro silenzio, in quelle mani unite in un unico grande cerchio a formare un grande cuore.

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Occorre, come diceva Hanna Arendt, imparare a “vivere al plurale”, riflettendo e vivendo la diversità di ogni cultura, favorendo dovunque sia possibile, e soprattutto a scuola, l’incontro tra culture e religioni diverse

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Occorre insegnare ai bambini e agli adulti a non aver paura delle differenze ma a farne “ricchezza”, ad amare l’altro per ciò che è, nel rispetto della sua storia.

Naturalmente non solo preghiera.

Come in ogni festa, panettoni, patatine, caramelle e fiumi di coca cola non sono mancati.

Musica di ogni parte del mondo, ci hanno trascinato in un vortice di allegria con  balli e canti a squarciagola. Per fortuna nessuno si è lamentato del chiasso!

Il festoso e colorato incontro, si è concluso con un abbraccio generale e con un arrivederci a presto.

Tutti ci siamo sentiti un po’ più buoni, più disposti a vivere nella pace e nell’incontro con l’altro, il Santo Natale.

Ins. Pasquina Tomaiuolo