DON’T BULLY…. BE A FRIEND

Recentemente è stata approvata in maniera definitiva la legge per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Gli alunni delle classi 2C e 2D hanno affrontato con entusiasmo un percorso di sensibilizzazione su questa tematica, grazie alla lettura del libro “Scarpe verdi d’invidia” di Alberto Pellai.

“Scarpe verdi d’invidia” è la storia di Marco, bambino semplice e solare, che cambia città e vita, trovandosi quindi in un contesto scolastico nuovo e difficile.
Il racconto affronta in modo semplice, chiaro e divertente il tema del bullismo. Una parola che fino a qualche anno fa era sconosciuta, mentre oggi, grazie ai fatti di cronaca, è sulla bocca di tutti.

Marco, che ha negli occhi il calore e il mare della sua terra natale, viene preso di mira dai suoi nuovi compagni di classe che lo denigrano e sminuiscono per il suo accento particolare.
Perché il bullo si esprime così. Non fa altro che punire l’elemento portatore di diversità, vista non come risorsa, ma stigmatizzando la diversità e condannando la normalità e regolarità. Regolarità che significa “regola”, parola che al bullo risulta inaccettabile.
L’espediente nasce da un paio di scarpe verdi che Marco riceve come regalo di compleanno. Scarpe verdi che diventano il suo ulteriore elemento di diversità. I compagni di classe lo prendono in giro, ricamando una sciocca canzoncina sul suo adorato paio di scarpe.

E’ il baratro. Il collasso emotivo.

Marco diventa così una vittima del bullismo, che usa il silenzio come impotente difesa, entrando in un circolo vizioso che alimenta il perpetuarsi del problema. Un circolo vizioso che però non ha né vincitori né vinti, ma che porta solo ad una tragica diseducazione emotiva.
I compagni di classe di Marco proiettano su di lui le loro paure e incertezze, forti di un’omertà che coinvolge tutti, gettando un’ombra sul cuore di Marco. Cuore che nessuno può medicare perché sconosciuto.

La caratteristica del bullismo è appunto il silenzio. Mancano parole da dire: bullo e vittima che non riescono e non sanno parlare. Ma le parole mancano anche agli adulti che presidiano il campo della crescita e dell’educazione: veri atti di bullismo che vengono scambiati per questioni di poco conto o che vengono intesi come necessari esercizi di sopravvivenza.

La storia di Marco avrà un epilogo felice. Entrerà in gioco il saper ascoltare dei genitori e della maestra: adulti di riferimento che riconoscono il disagio di Marco e che sanno ascoltare il suo grido silenzioso. Sanno cioè curare una ferita che brucia.

La storia di Marco getta anche luce sull’attuale situazione scolastica. Classi che spesso non sono l’armonica unione di più bambini, ma che sono composte da bambini-isole racchiuse nel loro fazzoletto di acqua. Il bullo diventa quindi uno tsunami emotivo che spazza via le altre isole.

La storia “Scarpe verdi d’invidia” ci ha fatto prendere coscienza che esistono tanti bambini-Marco e tante classi come la sua. Tocca agli adulti aiutarli nel modo migliore.

Anna Lucia Falcone

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