Nuova Ordinanza Regionale – Modalità operative attività didattiche

Circ. 71-modalità di svolgimento delle attività didattiche nel periodo 8-20 febbraio 2021

Riflessioni di un DS

“In ogni Scuola ci sono buoni e cattivi incontri. I primi aprono mondi, i secondi li sigillano. Anche i secondi sono essenziali”.

Alla scuola si possono attribuire due anime: quella del dispositivo e quella della luce. Entrambe necessarie per il suo funzionamento.

La Scuola-dispositivo è la Scuola delle regole, dei programmi, dei calendari, dei dossier. La Scuola-dispositivo rivela l’anima grigia, anche se necessaria, della Scuola. Ma, la vita della Scuola non può essere ridotta al funzionamento del suo dispositivo istituzionale.

Infatti, esiste una seconda anima, la più importante, che è quella della luce. Questa anima si rivela innanzitutto nel corso della lezione e nella relazione educativa. Il compito della lezione non è solo quello di trasmettere informazioni, ma di aprire mondi educando. In questo senso, l’esperienza della Scuola è una esperienza della luce. Non dovremmo mai dimenticare la centralità della lezione e della relazione nella vita della Scuola. Nondimeno, non si può non osservare che la tendenza egemone è, invece, quella di accentuare la Scuola-dispositivo (burocrazia) a discapito della Scuola-luce (scuola servizio alla Persona). Gli insegnanti stessi, il dirigente devono testimoniare l’emozione dell’incontro edificante con l’altro, evitando di essere risucchiati da compiti extra-didattici.

La Scuola, ogni Scuola del mondo, anche quella peggiore, porta sempre con sé la possibilità dell’evento della luce. Infatti, in ogni Scuola ci sono buoni e cattivi incontri ed entrambi fanno parte del processo di formazione/educazione all’umanità. I primi aprono mondi, i secondi li sigillano. Ma, anche i secondi sono essenziali per dare forma alla vita. La Scuola in quanto comunità educante non dovrebbe mai sigillare i mondi. La sua lingua non dovrebbe mai essere una, ma essere la lingua del NOI, del plurale, della reciprocità.  In questo senso non c’è Scuola degna di questo nome che non sia palestra dell’educazione, della democrazia, della cittadinanza sostenibile e responsabile.

Compito primario è educare istruendo. Infatti, il problema cruciale della didattica è quello del rapporto tra educazione (piano strettamente valoriale) e istruzione (piano più strettamente tecnico-cognitivo).

Se c’è autentica didattica – processo effettivo di istruzione – è già in atto il processo effettivo di educazione. La Scuola non educa attraverso la persuasione morale, attraverso l’inculcamento di dottrine ideologiche, ma solo attraverso la cultura e la testimonianza, che portano con sé l’educazione alla pluralità, all’apertura, all’incontro con l’altro, la critica all’intolleranza, la democrazia, la fratellanza non biologica. Dunque, è già attività educativa pienamente in azione.

Infine, è utile ricordare che l’educazione non è mai uniformazione, ma coltivazione delle proprie attitudini, del proprio talento, epifania della propria normale diversità.

Dell’incontro con l’altro si deve accendere il fuoco del desiderio di sapere e modificare la traiettoria del nostro percorso di crescita umana, cognitiva, emotiva.

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