Paradigma dell’INCLUSIONE: Cos’è una scuola inclusiva?

Dall’integrazione alla cultura dell’inclusione nella scuola italiana: dal comportamentismo al costruttivismo e connettivismo sociale; dal paradigma della selezione ai paradigmi dell’informazione e dell’interpretazione …

Il concetto di inclusione nella scuola italiana è relativamente recente e rappresenta l’ultima tappa dell’evoluzione nel dibattito sulla pedagogia inclusiva. Per comprendere l’attuale fase nella scuola italiana, occorre partire da un importante chiarimento, integrazione non è sinonimo di inclusione, rappresentando due scenari educativi molto diversi.

L’integrazione scolastica può essere letta come l’obiettivo di una strategia didattica per la partecipazione e il coinvolgimento delle persone con disabilità. Con il termine inclusione”, ci si riferisce, invece, a una strategia finalizzata alla partecipazione e al coinvolgimento di tutti gli alunni, con l’obiettivo di valorizzare (ex-ducere) al meglio il potenziale (talenti) di apprendimento dell’intero gruppo classe. Con il passaggio dall’integrazione all’inclusione si sposta, quindi, più in là il raggio d’azione della didattica, inserendosi in un contesto educativo di sempre maggiore complessità.

L’obiettivo è quello di mettere al centro della scuola la persona da educare, il valore della diversità, come occasione di crescita data dall’interazione con una persona con disabilità o con altri tipi di disturbi, che possono essere anche passeggeri.

Si supera così l’idea di una “normalità” della didattica basata sull’omogeneità di chi apprende, passando alla visione di classe come realtà caratterizzata da una ampia pluralità di bisogni e necessità individuali. I problemi relativi alla didattica verso persone con disabilità, infatti, non sono altro che una specifica manifestazione di problemi che pongono, in maniera diversa e a volte mascherata, anche gli altri alunni. A livello didattico la conseguenza più importante di questa evoluzione nel dibattito pedagogico è il superamento dell’illusione che sia possibile una strategia didattica standardizzata. La didattica inclusiva deve essere intesa, perciò, come una trasformazione dell’ambiente educativo che coinvolge e favorisce l’intera comunità (educante) scolastica, non solamente l’alunno con disabilità, in quanto capace di futuro per tutti. Al centro di questa cultura strategica vengono inserite la personalizzazione e l’individualizzazione dell’offerta didattica educativa ed educante, perché tutti mettano a frutto i propri talenti (5; 2; 1).

Premesso che l‘inclusione è un processo, una scuola è in cammino verso l’inclusione se tutti gli alunni sono i benvenuti, indipendentemente dal sesso, dall’etnia, dal background socio-economico o dal bisogno educativo; imparano, contribuiscono e prendono parte a tutti gli aspetti della vita scolastica; gli alunni DVA trascorrono la maggior parte o tutto il loro tempo a imparare con i loro coetanei e la scuola incoraggia la consapevolezza dei vantaggi reciproci dell’inclusione.

La scuola è inclusiva se offre un supporto extra per alunni con diverse esigenze di apprendimento.

Dato che ci sono alunni con diverse capacità intellettuali, bisogna offrire un ambiente rilassante per tutti. Questo non è sempre semplice. Alcuni bambini potrebbero essere riluttanti a includere i loro coetanei nelle conversazioni o nelle attività del parco giochi. Una mancanza di comprensione può provocare commenti offensivi o bullismo. Per far fronte a questo, è necessario un piano per ogni fase della scuola, per assicurarsi che l’atmosfera sia di supporto e che tutti si sentano inclusi e compresi.

L’inclusione si riferisce all’educazione di tutti i bambini e ragazzi, con Bisogni Educativi Speciali e con apprendimento normale.” L’inclusione è per l’apprendimento e per la piena partecipazione di tutti, per accettare la sfida di completare la parabola dei talenti, affinché nessuno possa mettere sottoterra il proprio talento, ma tutti lo facciano fruttificare. Infatti, non è questione di quantità e la parabola è un’accusa al contesto che non è capace di evitare e capovolgere il destino di chi possiede un solo talento.

“….Perché ogni bambino o ragazzo possa essere incluso è indispensabile occuparsi dell’interezza della sua persona e questo non è possibile se l’attenzione e la progettazione specifica vengono limitate a singoli aspetti, come un deficit fisico o l’apprendimento dell’italiano come lingua 2…..”

Quindi, progettare l’inclusione vuol dire mettersi dal punto di vista di tutti, è il SISTEMA  che diventa inclusivo. L’inclusione si testimonia ogni giorno perché è un PROCESSO verso l’Umanità, provocando una vera DIAGENESI culturale nelle tre dimensioni: orizzontale, verticale e di profondità, segnando l’incontro con l’alterità e la prossimità verso tutti, per essere persone del futuro con un cuore e una mente sfondati dall’affettività, dalla reciprocità e dalla fratellanza non biologica.

L’obiettivo è portare a compimento la parabola dei talenti, affinché anche chi possiede uno solo possa capitalizzarlo, grazie al contesto facilitante e non barrierante.

Lascia un commento