EDUCARE ALLA GENITORIALITÀ

Il 7 marzo alle ore 18 si è svolto presso il nostro Istituto, il 2° incontro formativo rivolto ai genitori degli alunni.

La tematica scelta dal relatore, Prof. M. Illiceto, è stata:

“padri, madri e figli nella società liquida”

Il preside F. Quitadamo ha introdotto i lavori con una breve premessa in cui ha esplicitato il significato di quella che oggi viene definita “società liquida”, sottolineando ciò che essa comporta e quali necessità educative si affacciano in tale panorama.

La “società liquida” sta ad indicare una carenza di valori una mancanza di punti di riferimento certi, in cui tutto è “indefinito”, liquido appunto e che corrisponderebbe, secondo un pensiero filosofico, al nostro attuale contesto.

Non dobbiamo dimenticare, invece, proprio in questo momento difficile che il baricentro di ogni azione e intento deve essere la PERSONA, di cui comprendere i bisogni e le risorse.

Il Prof Illiceto ha iniziato quindi la sua relazione riprendendo nuovamente il concetto di “società liquida” e citando una frase particolarmente incisiva di Bauman: “la nostra società è come una nave in cui chi sta nella cabina di comando non sa dove andare”.

La crisi in atto coinvolge come un’onda in piena la famiglia che fatica a sostenere i cambiamenti profondi, strutturali e repentini che hanno trasformato il tessuto sociale, mutando persino i paradigmi di pensiero. Il tutto risulta a volte indecifrabile e spiazzante.

Responsabili principali di ciò sono stati in primo luogo i mass-media, anni fa solo la TV, attualmente sopratutto la rete internet.

Attraverso essi passano poteri forti che generano bisogni indotti e fittizi che incidono anche sulla nostra personalità e sul nostro modo di relazionare; “Siamo ostaggio di una sorta di manipolazione collettiva a cui dobbiamo resistere”, ha ribadito Illiceto.

Il rimedio però non è certo quello di ignorare le nuove tecnologie, perché saremmo dei disadattati, ma di saperle fronteggiare; riguardo alle nuove generazioni, siamo chiamati ad insegnare loro a navigare e a non naufragare, ci si è soffermati poi a lungo su ciò che è o dovrebbe essere la FAMIGLIA: una comunità di persone basate sull’amore.

La sua crisi è spesso, prima di tutto, frutto della crisi di coppia, c’è una sorta di “analfabetismo affettivo” che consiste nel non sapere più leggere i nostri sentimenti e quelli dell’altro.

Bisogna guardare all’altro, invece, con un’ottica di sacralità, l’altro è un dono, una sorpresa, un mondo da scoprire.

La crisi riguarda di riflesso le figure genitoriali del PADRE e della MADRE e si riversa sui figli.

Oggi prevale un modello giovanilistico, gli adulti non accettano il tempo che passa e rincorrono aspetti e comportamenti adolescenziali.

Si oscilla tra atteggiamenti narcisistici, iperprotettivi o addirittura di “assenza”.

Spesso tra genitori e figli c’è incomunicabilità e una sorta di stanchezza permanente.

Si può superare tale condizione, riscoprendo i figli come DONI da amare e a cui dobbiamo essere in grado di fornire modelli credibili.

L’ AMORE, non possessivo, salva dall’abitudine, così come il coltivare l’INTERIORITÀ .

“La vita è un viaggio e bisogna star bene anche con sé stessi” ha continuato il Prof. Illiceto. Citando infine l’esempio di Diogene che, chiuso nella botte, con una lanterna accesa a chi gli chiedeva cosa stesse cercando, rispondeva: “CERCO L’UOMO”. Solo così, ritrovando in noi la nostra umanità, potremo essere in grado di educare i nostri figli e i giovani secondo i suoi principi forti e profondi.

Grazie Prof. Illiceto ci auguriamo un nuovo incontro.

 

Ins. Annamaria Rinaldi